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IL LABIRINTO DIFFUSO

PIAZZA MONTEGRAPPA – ENTRATA AL LABIRINTO ​

“"Il caos"​"

Il cammino che percorreremo nel centro storico di Varese dal 23 al 26 settembre comincia da piazza Monte Grappa: alle porte del centro storico, la piazza sarà “invasa” da un’imponente installazione disordinata e “caotica”. Il Caos, che dà il nome all’opera stessa è il sinonimo che più si addice agli anni che viviamo nell’epoca contemporanea, condizionata da drammatici cambiamenti climatici, economici, sociali. L’opera è concepita con questa finalità: rappresentare attraverso architettura e design la vita contemporanea. L’installazione è qui costituita da un complesso di fili che, descrivono estese geometrie irregolari e disordinate. Fluttuando in cielo, queste geometrie caotiche sovrastano gran parte della superficie della piazza, la quale diventa improvvisamente protagonista di un eterno conflitto tra ordine e disordine: la perfetta simmetria della piazza, le sue geometrie regolari e ponderate enfatizzano percettibilmente il significato dell’installazione.

Partendo da un’altezza massima di 8 metri i fili raggiungono l’estremità est della piazza, aggrappandosi attraverso ganci metallici a tre elementi espositivi a sezione triangolare, studiati e realizzati da Danilo Alessandro Brutti insieme a tutto il team di  Leroy Merlin Solbiate Arno. 

Tre piramidi che rappresentano di fatto le porte d’ingresso del labirinto e sono visibili dai principali coni ottici che danno sulla piazza, grazie non solo alla loro forma ma anche alla decorazione: i disegni dipinti sulle superfici seguono le teorie del cerchio cromatico di Itten e i colori, inscritti nei triangoli, vengono fatti “esplodere” verso l’esterno dell’installazione e di conseguenza verso la città andando a attirare l’attenzione del fruitore e invitandolo ad entrare all’interno del labirinto. A livello costruttivo sono costituite da una sottostruttura in legno lamellare riciclabile che sostiene pannelli in MDF verniciati e si estendono per quindici metri lungo il ciglio della strada, raggiungendo un’altezza massima di 240 cm.

 

PIAZZA PODESTÀ – CUORE DEL LABIRINTO

“Il giardino della condivisione"

Attraversando Corso Matteotti, si entra nel cuore del labirinto, nel punto in cui il fruitore incomincia a prendere coscienza del cambiamento e consapevolezza di sé stesso.

Qui, attraverso il tentativo di portare la natura all’interno delle vie del centro storico si cerca di indagare la relazione tra uomo, architettura e ambiente naturale ed evocare la bellezza della vegetazione spontanea che talvolta si riappropria di spazi antropizzati. L’installazione trasforma parte della piazza in un giardino urbano come appello ad una crescita collettiva e ad una maggiore diffusione e cura del verde. In questo piccolo labirinto i cittadini sono invitati ad entrare ed interagire con la natura e con lo spazio stesso, vivendo un’esperienza nuova e differente e riscoprendo lo stupore di vivere la natura in città.

E’ un esercizio sperimentale  in cui i pallet in legno riciclato vengono utilizzati come blocchi modulari impilati per formare posti a sedere o sostegni per i numerosi vasi di piante Nandina domestica, posizionati sul perimetro dell’installazione al fine di rendere più intime le sedute. L’allestimento, grazie al progetto di illuminazione, prende vita anche al calar del sole, diventando un punto di incontro e di condivisione anche serale.

PIAZZA SAN VITTORE – CUORE DEL LABIRINTO

“Il codice"

Il labirinto è sempre stato al centro di temi letterari, di mitologia, di psicologia poiché la sua matrice fisica e metaforica si presta a molteplici racconti. In questo anno di rinascita e speranza, il suo significato è piu’ che mai attuale e ha stimolato la mia riflessione sul concetto di inizio e fine del complesso percorso che tutti abbiamo vissuto a seguito della pandemia. L’installazione di piazza San Vittore è un grande palco quadrato costituito da 4 labirinti uguali e simmetrici e 4 attraversamenti chiusi ai lati da grandi arcobaleni. L’ intervento urbano diventa l’occasione per percorrere a piedi i labirinti oppure attraversare gli arcobaleni per raggiungere in entrambi i casi il centro della piazza. Qui una superficie a specchio simboleggia il punto di arrivo e il punto di partenza per intraprendere un nuovo cammino ma con uno sguardo volto al paesaggio, al cielo e alle nuvole riflesse. Il materiale scelto è il legno colorato, in bianco e nero per i labirinti e in 8 sfumature per i passaggi. “L’uso del colore è per me lo strumento necessario per rompere il rigore formale che sposo come poetica del mio operare. Il colore è l’elemento attraverso il quale esprimo la libertà dei miei pensieri sintetizzati in questo linguaggio rigido e geometrico. Il colore è l’espressione di una vitalità e una magia che fanno sognare seppur incastonati nelle forme rigide e rigorose dei manufatti. Questa netta alternanza di colori ricompone una figura geometrica che vista dall’alto è un codice digitale legato alla modernità e ai nostri tempi. Che questo codice sia il link che ci porterà da qualche parte?” (Arch. Eleonora Castagnetta – Ha progettato Il Codice)

“Il Codice” è il risultato di un lavoro creativo eseguito da un team di Leroy Merlin Solbiate Arno: uno sponsor che partecipa in maniera fattiva alla Varese Design Week, con l’obiettivo di coinvolgere il proprio personale in attività che vadano oltre le mere funzioni lavorative e che abbiano come obiettivo una ricaduta positiva sul territorio, un valorizzazione delle persone e della loro espressione creativa.
I colori delle sponde, il bianco e nero dei pannelli sono stati realizzati nella sede Leroy Merlin di Solbiate Arno.

PIAZZA CARDUCCI – CUORE DEL LABIRINTO

“Sospiro sospeso"

Proseguendo attraverso il labirinto diffuso si arriva all’ultima tappa del cuore del labirinto stesso, dove gli elementi cominciano a districarsi ma non del tutto, rimangono ancorati ancora in una situazione di limbo tra confusione e libertà.

Il cittadino arrivando in piazza Carducci ha l’occasione di vivere un’esperienza diversa dal solito: per andare oltre l’estetica e vivere davvero l’installazione non basta attraversare la piazza come tutti i giorni, ma è necessario avvicinarsi e rivolgere lo sguardo verso l’alto per scoprire i due mondi opposti che la costituiscono.

Senza il suo contesto, senza la piazza, elemento centrale di snodo di diverse strade e zone della città, l’installazione perderebbe il suo senso.

Infatti, l’opera “Sospiri Sospesi” cambia la percezione di quest’area, trasformandola da luogo di attraversamento e transizione a luogo dove soffermarsi. Ritrovando così il concetto basilare di piazza: “luogo di riunioni, di spettacoli, di prediche, di cerimonie, di processioni, nonché il luogo privilegiato dello scambio e dell’attività commerciale, del contatto della comunità con il mondo esterno, dell’informazione in quanto simbolo materializzato della storia pubblica di quella comunità. Pertanto, dal punto di vista culturale storico, scientifico, le piazze prodotte nell’ambito della cultura urbana dell’Occidente costituiscono lo spazio formale della comunità insediata, il nucleo spaziale ove si realizza l’intersezione di storia civile, movimenti culturali, tendenze artistiche, cultura materiale, immaginazione collettiva, proiezioni simboliche, ritualità consolidate, tradizioni popolari e consuetudini comportamentali.” (cfr. C. Dardi, Place d’Italie, in “Agorà”, n.1, Roma 1987). 

Il protagonista della scena in questo caso è un cubo in tessuto semitrasparente, sospeso nel centro della piazza e saldamente fissato agli edifici circostanti tramite dei cavi. La sua leggerezza e semitrasparenza crea un dialogo stimolante e un contrasto con lo spazio urbano circostante e con gli edifici della piazza.

Esso si mostra inizialmente come unico elemento dell’installazione, ben saldo e senza possibilità di movimento. Ma nella realtà il cubo racchiude in sé tanti nastri colorati, apparentemente liberi: si muovono interagendo con il vento che li attraversa ma sono tuttavia ancora costretti in un’area ben precisa e delimitata, senza possibilità di uscire.

Ciò vuole rappresentare inevitabilmente il momento storico attuale che stiamo vivendo, e accompagnare il fruitore a prendere maggior consapevolezza del caos vissuto all’entrata del labirinto prima di scoprire che l’uscita, o meglio la rinascita, è molto vicina.

L’esigenza di minimizzare e alleggerire l’installazione ha portato a realizzare una struttura di cavi in acciaio a cui legare il tessuto e che permette la sospensione del volume stesso. Il contrasto tra la tinta unita delle pareti del cubo e i differenti colori dei nastri in tessuto trattenuti all’interno è una scelta voluta per rafforzare il contrasto tra le due componenti opposte dell’installazione.

GIARDINI ESTENSI – USCITA DAL LABIRINTO

“La rinascita"

I Giardini Estensi rappresentano l’uscita dal labirinto: in contrapposizione con l’ingresso dove tutto era caos, qui si entra nella dimensione della vera e propria rinascita, in cui gli elementi sono fluidi e leggeri e dove gli ostacoli vengono riproposti sottoforma di soluzioni innovative e sostenibili.

Parte della facciata di Palazzo Estense si dipinge di colori grazie ad innumerevoli nastri appesi alla balconata, cascanti e lasciati liberi di muoversi al passaggio di persone e con l’interazione del vento. In questo modo si è voluto rappresentare il portale di uscita che invita i cittadini ad avviarsi verso nuovi orizzonti e nuove prospettive, portando con sé le esperienze vissute e la consapevolezza di quanto gli spazi della città hanno sempre nuovi potenziali da offrirci ogni giorno.

VILLA MIRABELLO – LABIRINTO DI BAMBÙ

“Green Labyrinth"

All’interno dei giardini estensi a pochi passi da Villa Mirabello, il Green Labyrinth si erge come omaggio alla “Città giardino” seguendo l’impostazione classica del labirinto rivisitata in chiave moderna. Il fruitore ha qui la possibilità di perdersi tra alte piante di bambù e potrà giungere nel centro alla scoperta del cuore del labirinto stesso. Progettato e realizzato dal team dell’azienda Archiverde, la scelta del bambù non è stata per loro casuale, ma anzi vuole essere un contributo per promuovere una forte sensibilizzazione in temi di sostenibilità e green economy: il bambù è infatti una pianta ecosostenibile e biodegradabile, assorbe CO2 e carbonio durante la crescita e crea ossigeno tutto l’anno pulendo l’aria il 35% in più delle altre piante.

Al centro del labirinto una spettacolare scultura, “Albera” dell’artista Silvia Cibaldi, che evoca femminilità e creatività come chiave di lettura per la libertà e la Rinascita.
L’opera è un omaggio alle donne afghane, alla loro forza e alla voglia di resistere.

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